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ABITUDINI D'ARGILLA

La ceramica, prima di tutto, è viva, e, non diversamente da una persona, lo è al massimo grado nella quotidianità, nell’insieme di azioni, piccole o grandi, banali o complesse, che scandiscono le nostre giornate.

Proprio dalla ricerca di quest’elemento di normalità e spontaneità, che per noi rappresenta la più profonda espressione del forte legame tra la ceramica e la realtà del nostro territorio, nasce Abitudini d’Argilla, progetto del Gruppo Fotografia Aula 21 in collaborazione con il MIC - Museo Internazionale delle Ceramiche, che attraverso la rappresentazione grafica, fotografica e plastica di ceramiche in contesti quotidiani, cerca di riflettere su tutto ciò che l’argilla può rappresentare, seguendone le trasformazioni a partire dal materiale grezzo, passando per il posto che occupa nella tradizione e nelle nostre vite, fino ad arrivare a uno sguardo più astratto.

All’interno di questo percorso concettuale, abbiamo identificato cinque tematiche fondamentali, ciascuna rappresentata da uno dei pannelli che compongono la mostra: la prima di queste è proprio quella della materia, l’argilla non ancora lavorata, che nasce come una massa che in atto è informe, mentre in potenza può assumere qualsiasi forma: è l’oggetto, la conditio sine qua non dell’agire del soggetto, fin dal momento in cui questa viene plasmata, trasformata sotto le mani di un artigiano.

Il secondo pannello analizza, infatti, il tema della modellazione, ed è arricchito dal contributo di Collattiva Barbastella, che ha realizzato con la tecnica della decalcomania i piatti in ceramica esposti, partendo dall’idea dell’oggetto come superficie di osservazione, sviluppata attraverso la pratica surrealista del Cadavere Squisito. Affiorano da questa ricerca simboli archetipici: i quattro elementi, il vaso, la figura della donna come presenza generatrice, circondate da mani deformi che evocano le decorazioni tradizionali della ceramica faentina, e rimandano alla capacità trasformativa dell’argilla. A questi si aggiungono le cornici da noi modellate, che contengono fotografie di oggetti di ceramica dopo il loro utilizzo, unendo i temi della modellazione e della quotidianità.

L’aspetto successivo di cui ci siamo occupati, rappresentato nel terzo pannello è quello della ceramica in relazione alle tradizioni, rappresentato da una tovaglia tipica romagnola sulla quale abbiamo ricamato a mano alcune fotografie di piatti e tazze provenienti dalle nostre case: questa combinazione di oggetti vuole ricordare il profondo radicamento e il ruolo imprescindibile di tutto ciò che si lega all’argilla nelle nostre tradizioni e nell’identità del nostro territorio, e della fondamentale importanza che questi elementi hanno nell’arte.

Il tema della convivialità è quello in cui, più di tutti, l’elemento quotidiano è evidente: l’abitudine meccanica del gesto, l’insieme delle convenzioni e delle tradizioni, la funzione pratica e per questo ancor più squisitamente artistica della ceramica traspaiono dalle immagini di pasti, case con pareti ingombre di ceramiche, e momenti legati alla collettività locale come la Nott de Bisò, che, fotografati, compongono il quarto pannello.

Infine, come conclusione di questo percorso, abbiamo voluto proporre una ricerca che, dalle connessioni e dalle stratificazioni che ci sono a livello microscopico, estrapola una visione più astratta e sperimentale, futuristica. Il quinto pannello, infatti, rappresenta una reinterpretazione grafica della struttura molecolare dell’argilla rossa, dove legami, stratificazioni e processi di aggregazione si trasformano in un linguaggio visivo astratto che rende visibile l’ipotetica architettura nascosta della materia, suggerendo che, per guardare lucidamente al futuro, sia necessario aver compreso il principio profondo delle cose, vedere oltre l’apparenza.

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